Una piastrella ecologica è quella che ha l’impatto complessivo più basso lungo tutto il suo ciclo di vita: estrazione delle materie prime, energia di produzione, trasporto, posa, uso e fine vita. Nel confrontare piastrelle ecologiche, due fattori pesano più di qualsiasi marchio: se il pezzo passa o no dal forno e per quanti decenni resiste una volta posato prima di dover essere sostituito.
Da Demosaica fabbrichiamo cementine nel nostro laboratorio di Siviglia e lavoriamo con zellige e terracotta fatti a mano e cotti in forno, quindi conosciamo entrambe le facce della medaglia: quanto si risparmia pressando senza cuocere e quanto costa portare lo zellige dal Marocco. Qui trovi numeri, prove documentate da rapporti di laboratorio e anche i dati che non giocano a favore del nostro materiale.


Che cosa rende una piastrella davvero ecologica?
Non l’etichetta, ma la somma di sette fattori misurabili. Qualsiasi confronto onesto tra piastrelle ecologiche deve prenderli in esame tutti, perché un materiale vince su alcuni e perde su altri.
- Materie prime: che cosa sono, da dove provengono e quale percentuale è riciclata.
- Energia di produzione: se c’è cottura o no, a che temperatura e con quale combustibile.
- Acqua: consumo, decantazione dei fanghi e ricircolo nel laboratorio.
- Trasporto: chilometri percorsi moltiplicati per i chili di ogni metro quadrato.
- Posa: adesivi, stucchi, protettivi e lo scarto prodotto dai tagli.
- Fase d’uso: ogni quanto va trattato il pavimento e quali composti organici volatili (COV) rilascia in casa.
- Durata e fine vita: decenni di servizio, riparazione pezzo per pezzo e che cosa succede al materiale quando viene rimosso.
La regola pratica: la scelta più ecologica è quella che evita un secondo cantiere fra quindici anni.
Perché la cementina non si cuoce e quanta energia fa risparmiare?
Perché indurisce con la presa del cemento, non per sinterizzazione in forno. Questa differenza elimina in un colpo solo la voce energetica più grande di un pavimento ceramico.
Il processo: in un divisore in ottone si versano i pigmenti minerali mescolati con cemento e polvere di marmo, si copre con malta secca, si pressa con una forza di diverse tonnellate e il pezzo matura in acqua e asciuga all’ombra per settimane. Il consumo si concentra nella pressa, nell’impastatrice e nel pompaggio dell’acqua: non c’è un forno, né combustibile di cottura, né un camino di emissione. I dettagli sono nel nostro articolo sulla fabbricazione delle cementine passo dopo passo.
Per inquadrare il confronto: le analisi del ciclo di vita del settore ceramico spagnolo stimano il consumo per produrre una piastrella ceramica tra 30 e 40 kWh per metro quadrato, e circa il 90 % di quell’energia è termica, cioè va in essiccazione e cottura. Nel gres porcellanato il forno supera i 1.100 °C. Nel processo della cementina questa voce non esiste.
Qual è il punto debole della cementina? Il cemento
Il legante. Il cemento Portland emette CO₂ due volte: nella calcinazione del calcare, per reazione chimica, e con il combustibile bruciato nel forno da clinker. Si stima che l’industria del cemento generi circa il 7 % delle emissioni mondiali di CO₂, e nessun produttore di cementine è fuori da questa filiera.
Ciò che riduce davvero questo peso nella produzione artigianale di cementine:
- Cementi con aggiunte (pozzolane, filler calcareo, ceneri volanti) che riducono il clinker mantenendo le prestazioni.
- Spessori calibrati: i nostri pezzi vanno da 1,5 a 1,8 cm; sovradimensionare lo spessore significa consumare cemento senza guadagnarci nulla.
- Aggregati, sabbia silicea e polvere di marmo di provenienza locale, con meno chilometri per tonnellata.
- Circuiti chiusi dell’acqua: decantazione dei fanghi, riutilizzo dell’acqua chiarificata e gestione controllata delle frazioni fini cariche di pigmento.
- Recupero degli scarti: i pezzi con microdifetti finiscono in composizioni tipo patchwork o in zone meno esigenti.
Nessuna di queste misure rende il cemento a impatto zero: la cementina si porta dietro l’impronta di carbonio del legante fin dal primo giorno e la compensa con decenni di servizio.
Lo zellige è ecologico, se viene cotto in forno?
Si cuoce, sì, ed è meglio dirlo senza giri di parole. Il vantaggio dello zellige artigianale marocchino non sta nell’evitare il forno, ma nell’argilla estratta accanto al laboratorio, in una cottura a temperatura più bassa di quella di un gres porcellanato industriale e in forni alimentati a legna e scarti vegetali, come i noccioli d’oliva. Questo combustibile è biomassa rinnovabile, ma la sua combustione non è pulita: emette particolato.
In cambio, il processo genera pochissimi scarti: il pezzo si modella, si smalta e si taglia a mano, e la sua irregolarità — che su una linea industriale porterebbe a scartarlo — è proprio il prodotto. Con il cotto succede lo stesso: la variazione di tono fa parte del materiale.
L’altro dato è la porosità. Nelle prove, lo zellige smaltato da 10 × 10 cm ha dato un coefficiente medio di assorbimento del 15,7 % e il cotto da 15 × 5 cm del 16,9 %, contro il 5,9–6,2 % del terrazzo idraulico e meno dello 0,5 % di un gres porcellanato. Questo obbliga a trattarli con un idrorepellente, e l’idrorepellente è un prodotto chimico da riapplicare per tutta la vita del pavimento: sceglierlo a base d’acqua e a basso contenuto di COV conta quanto il forno.
Quale pavimento ha il minor impatto ambientale? Confronto
Nessuno è a impatto zero. Per energia di produzione e riparabilità, i pavimenti minerali pressati e quelli cotti a bassa temperatura ne escono meglio del gres porcellanato e del vinile.
| Pavimento | Come indurisce | Assorbimento d’acqua | Si ripara pezzo per pezzo? | Fine vita |
|---|---|---|---|---|
| Cementina e terrazzo idraulico | Pressatura e presa, senza forno | 5,9–6,2 % (terrazzo, rapporto 4718) | Sì, pezzo per pezzo | Inerte, frantumabile come aggregato |
| Zellige smaltato | Modellazione a mano e cottura a biomassa | 15,7 % (rapporto 9103) | Sì | Inerte, molto riutilizzabile |
| Cotto / terracotta | Modellazione e cottura intorno ai 900–1.000 °C | 16,9 % (rapporto 7539) | Sì | Inerte, riutilizzabile |
| Gres porcellanato | Pressatura e cottura oltre i 1.100 °C | Meno dello 0,5 % | Sì, anche se il grande formato rettificato lo complica | Inerte, riciclabile come aggregato |
| Pavimento vinilico (PVC) | Estrusione di PVC (petrolchimica) | Non assorbe | A doghe; di solito si sostituisce tutto | Rifiuto plastico difficile da riciclare |
| Pavimento in legno | Segagione, essiccazione e verniciatura | Non applicabile | Sì: levigatura e nuova verniciatura | Biodegradabile o recuperabile |
C’è però un distinguo che quasi nessuno fa: l’industria ceramica è migliorata molto. Incorpora tra il 5 % e il 30 % di materiale riciclato nel supporto e buona parte degli stabilimenti lavora a scarico zero. Il suo problema resta il forno, non la materia prima. Se stai valutando un pavimento sintetico, leggi il confronto tra cementine e pavimento vinilico.
Anche il peso viaggia: chili al metro quadrato
Il trasporto si calcola in chili, non in metri quadrati. Con i nostri formati, un pavimento in cementine da 20 × 20 cm pesa circa 32,5 kg/m², mentre un rivestimento in zellige da 10 × 10 cm si ferma a 16 kg/m²: la metà. Per questo lo zellige viaggia dal Marocco con un costo al metro quadrato più basso di quanto sembri.
| Materiale e formato | Rif. | Misure | Peso per pezzo | Pezzi/m² | Peso al m² |
|---|---|---|---|---|---|
| Cementina quadrata | H02 | 25 × 25 × 1,8 cm | 2,30 kg | 16 | 36,8 kg |
| Cementina quadrata | H03 | 20 × 20 × 1,5 cm | 1,30 kg | 25 | 32,5 kg |
| Zellige Mjeddij | ZS02 | 10 × 10 × 1 cm | 0,16 kg | 100 | 16,0 kg |
| Zellige Bejemat | ZS15 | 15 × 5 × 1,5 cm | 0,18 kg | 134 | 24,1 kg |
I pesi di ogni riferimento sono nella tabella di formati, pesi e pezzi al m². Un modello come la cementina Chakar (H61, 20 × 17 cm e 0,58 kg al pezzo) copre il metro quadrato con 50 pezzi e meno di 30 kg di materiale.
Quanto pesa la durata nel bilancio ecologico?
Più di qualsiasi altro fattore. Un pavimento che dura ottant’anni distribuisce la sua impronta su ottant’anni; uno che si cambia ogni quindici la moltiplica per cinque e ci aggiunge le macerie e i lavori di ogni sostituzione.


La cementina si recupera dalle case antiche, si pulisce e si posa di nuovo: è normale vedere pavimenti dei primi del Novecento ancora in uso dopo una levigatura. Se si rompe un pezzo si sostituisce quel pezzo, non la stanza; e se il colore ha perso intensità, una leggera levigatura e un trattamento restituiscono la faccia a vista.
Con le piastrelle da rivestimento succede qualcosa di simile: con il riutilizzo dello zellige di recupero si rivestono pareti intere con pezzi provenienti da demolizioni. E alla fine del percorso cementine, cotto e zellige sono rifiuti inerti: si frantumano e tornano come aggregato, senza percolati né plastiche da separare.
Come ridurre l’impatto di posa e manutenzione?
Buona parte dell’impronta si decide dopo la produzione del pezzo. I passi che fanno risparmiare di più:
- Misura bene e ordina tutto in una volta. Una seconda spedizione raddoppia il trasporto e può provenire da un altro impasto.
- Adatta formato e spessore all’uso. Il formato piccolo produce meno sfridi nelle stanze irregolari; uno spessore maggiore ha senso solo dove il calpestio è intenso.
- Prepara bene il sottofondo. Un massetto planare e stagionato evita rotture e ritocchi che finiscono in pezzi scartati.
- Scegli lo stucco in base al colore del pezzo. Una stuccatura troppo scura o pulita male obbliga a decapaggi aggressivi che intaccano la faccia a vista.
- Usa un idrorepellente a base d’acqua. Chiude la porosità senza caricare di solventi l’aria di casa; ripeti il trattamento solo quando l’acqua smette di formare gocce.
- Pulisci con sapone neutro. Niente acidi, candeggina, ammoniaca né vapore: la manutenzione del pavimento in cementine si riduce ad acqua, sapone neutro e poco altro.
- Tieni da parte una scorta. Mezza scatola in ripostiglio ti permette di sostituire dei pezzi fra vent’anni senza dover cercare una tonalità impossibile.
Come distinguere un produttore sostenibile dal greenwashing?
Chiedendo documenti, non aggettivi. Bastano quattro domande per capire se dietro il discorso c’è qualcosa di verificabile:
- Ha una Dichiarazione ambientale di prodotto (DAP o EPD)? È un’etichetta ambientale di tipo III secondo la ISO 14025 e la EN 15804, con regole specifiche per le piastrelle ceramiche nella EN 17160. Copre l’intero ciclo di vita, è verificata da un ente terzo e scade dopo cinque anni.
- Ha un sistema di gestione ambientale certificato? La ISO 14001 non misura il prodotto: misura come si gestiscono consumi e rifiuti nello stabilimento.
- Ci sono prove di laboratorio firmate? Un rapporto con numero, data di prelievo del campione, metodo normalizzato e firma del direttore del laboratorio vale più di dieci pagine di racconti.
- Da dove arriva la materia prima e quanti chilometri percorre? Chi lo sa risponde con nomi e distanze.
Noi pubblichiamo i rapporti completi, non un riassunto. Li emette Elabora, laboratorio iscritto nel Registro dei laboratori di prova della Junta de Andalucía (il governo regionale andaluso) con il numero AND-L-155, e si scaricano dalla pagina prove di laboratorio per citarli in una relazione tecnica di progetto.
| Prodotto testato | N. rapporto | Formato | Norma di riferimento | Dato principale |
|---|---|---|---|---|
| Cementina | 9102 | 200 × 200 × 15 mm | UNE-EN 1339:2004 | Lastra di calcestruzzo, non ceramica |
| Terrazzo idraulico | 4718 | 200 × 200 × 18 mm | UNE-EN 1339 e UNE-EN 13748-1/2 | Rd 59,5 (classe 3 del CTE); assorbimento 5,9–6,2 % |
| Zellige smaltato | 9103 | 100 × 100 × 12 mm | UNE-EN ISO 10545 | Assorbimento 15,7 %; abrasione classe 3 |
| Cotto | 7539 | 150 × 50 × 15 mm | UNE-EN ISO 10545 | Assorbimento 16,9 %; resistenza a flessione 8,7–10,3 N/mm² |
Una precisazione che evita confronti scorretti: la cementina e il terrazzo sono lastre di calcestruzzo (UNE-EN 1339, la versione spagnola della EN 1339), mentre lo zellige e il cotto sono ceramiche (UNE-EN ISO 10545). Chiedere a una cementina la classificazione ceramica, o viceversa, significa confrontare cifre che non sono confrontabili.
Domande frequenti sulle piastrelle ecologiche
Che cos’è esattamente una piastrella ecologica?
Un pezzo con un impatto basso sull’insieme del ciclo di vita: materie prime naturali o riciclate, poca energia di produzione, trasporto breve o efficiente, manutenzione senza prodotti aggressivi, lunga vita utile e fine vita inerte. Non esiste una certificazione unica che conferisca questo titolo; lo si dimostra con dati di processo e con prove.
Le cementine sono più ecologiche del gres porcellanato?
Nella fase di produzione sì: non passano dal forno, ed è lì che si concentra il grosso del consumo energetico di una ceramica. Sulla materia prima il gres porcellanato parte avvantaggiato, perché il cemento ha un’impronta di carbonio alta e il supporto ceramico accetta fino al 30 % di riciclato. Sommando durata e riparabilità, la bilancia pende verso la cementina.
Lo zellige è sostenibile se viaggia dal Marocco?
Il trasporto conta, ma pesa meno di quanto si pensi: un metro quadrato di zellige da 10 × 10 cm pesa 16 kg, la metà di un pavimento in cementine. In compenso mette insieme argilla locale, cottura a biomassa, smaltatura a mano e praticamente nessuno scarto di produzione. È un materiale onesto, purché non lo si confronti con un prodotto fabbricato a dieci chilometri.
Si possono riutilizzare o riciclare le cementine antiche?
Sì. Si recuperano da demolizioni e ristrutturazioni, si puliscono con cura sul retro, si levigano e si posano di nuovo. Quelle che arrivano rotte o molto consumate si frantumano e si riutilizzano come aggregato in cantiere. È la strada più efficace di tutte: riutilizzare un pezzo esistente non consuma né cemento né energia nuovi.
Quale documento attesta che una piastrella è sostenibile?
La Dichiarazione ambientale di prodotto (DAP o EPD), verificata da un ente terzo secondo la ISO 14025 e la EN 15804, con regole specifiche per la ceramica nella EN 17160 e una validità di cinque anni. A complemento servono la certificazione ISO 14001 dello stabilimento e i rapporti di prova del prodotto emessi da un laboratorio iscritto nel registro ufficiale competente.
Le piastrelle emettono sostanze nocive in casa?
Il pezzo minerale no: né la cementina né il cotto né lo zellige rilasciano COV una volta fatta presa o dopo la cottura. Il rischio sta in ciò che si applica sopra o sotto: adesivi, protettivi, cere e vernici a solvente. Scegliere prodotti a base d’acqua e a basso contenuto di COV mantiene pulita l’aria di casa.
Il passo successivo è toccare il materiale con mano: chiedi dei campioni e confrontali alla luce naturale, perché il colore minerale si comporta in modo diverso da una stampa digitale. Se ti servono schede tecniche, rapporti di prova o pesi esatti per una relazione tecnica di progetto, scrivi al nostro laboratorio di Siviglia.




